Le nostre quattro interrogazioni consiliari 2020: parte prima.

Vi ricordate le nostre quattro interrogazioni consiliari, che non abbiamo potuto discutere per le ragioni che trovate qui? Ecco, per non perdere tempo le abbiamo “convertite” in interrogazioni scritte e il Sindaco ci ha fornito quasi subito le sue risposte. Purtroppo queste risposte sono approssimative e incomplete, e ci dispiace. In una serie di articoli, a cominciare da oggi, vi racconteremo com’è andata a finire.

Iniziamo dalle interrogazioni nn. 2 e 3, che riportiamo.

L’interrogazione n. 2 così recitava: Essendo giunta notizia della mancata erogazione dei contributi di cui al “BANDO PUBBLICO PER L’ASSEGNAZIONE DI CONTRIBUTI A FONDO PERDUTO PER LE IMPRESE, I LIBERI PROFESSIONISTI ED I LAVORATORI AUTONOMI PER EMERGENZA COVID – 19”, che prevede l’erogazione entro il 31 ottobre 2020 (art. 3, u.c.), si domanda di sapere quale sia la ragione di tale ritardo e quali siano i tempi previsti per l’erogazione.

Il Sindaco così risponde: Attualmente sono ancora in corso le operazioni di registrazione per i beneficiari del contributo del Bando pubblico, che è stato infine quantificato in € 1.000,00 per ogni soggetto (esattamente il doppio rispetto agli originali 500,00 €uro previsti in bando data l’esiguità delle domande ricevute). La procedura si è rivelata piuttosto complessa tanto da richiedere la consulenza e l’apporto di apposita società esterna qualificata per la verifica delle diverse posizioni, e per tale motivo è risultato impossibile rispettare la scadenza prevista in bando del 31 Ottobre. In ogni caso a tutti gli interessati che si sono rivolti agli uffici sono state fornire le ampie e necessarie informazioni riguardo allo slittamento delle scadenze. L’erogazione è prevista entro il giorno 10 Dicembre p.v. con accredito diretto sul conto corrente dei beneficiari.

Nel frattempo abbiamo avuto notizia che le somme sono state erogate, e quindi tutto è bene quel che finisce bene. Ci domandiamo però 1) come sia possibile che “la procedura si sia rivelata piuttosto complessa”, tanto complessa da non risultare sufficienti le risorse dei nostri validi impiegati comunali (i requisiti non ci sembrano affatto difficili da verificare, se volete leggerveli andate qui, 2) quanto sia stata pagata questa società di consulenza esterna, e 3) come mai in un momento di crisi così profonda siano state presentate la metà delle domande previste… la metà è tanto, e ci viene il sospetto che forse qualcuno sia rimasto escluso magari perché non adeguatamente informato, anche perché i requisiti ci sembrano piuttosto facili da integrare (piccole realtà imprenditoriali con sede a Rovato e con meno di 10 dipendenti che siano state chiuse 30 giorni per il Covid).

Avremmo voluto fare queste domande al Sindaco nel consiglio del 26 dicembre ma, ops, non si è presentato…

Quanto all’interrogazione n. 3, questo era il testo: Si domanda di sapere quale sia la ragione per la quale, nel “Bando pubblico per l’assegnazione di contributi a fondo perduto per l’acquisto di materiale informatico per DaD”, sia stato deciso che i fondi vengano erogati su una graduatoria formata sull’esclusivo criterio dell’“ordine cronologico di arrivo delle istanze”, senza che siano presi in considerazione né criteri economico-reddituali né criteri di merito individuale.
Il Sindaco così risponde: Questa Amministrazione Comunale ha istituito il bando per l’assegnazione di contributi a fondo perduto per l’acquisto di Pc/Tablet per la didattica a distanza. I requisiti per la partecipazione sono: possedere la residenza nel Comune di Rovato alla data della presentazione della domanda, frequentare una scuola secondaria di primo o secondo grado o un centro di formazione professionale o un istituto universitario, non aver percepito il contributo regionale ovvero statale finalizzato all’acquisto dello stesso strumento informatico e, infine, aver acquistato lo strumento a partire dal 01 marzo 2020. Non ammettendo la spesa per smartphone o telefoni cellulari di alcun genere. La scelta di non parametrare il contributo a criteri reddituali è stata dettata dal fatto che i bonus regionale e statale, previsti per la stessa tipologia di acquisto e largamente accessibili in virtù della dotazione finanziaria a disposizione, già richiedono Isee inferiori a una soglia facilmente superabile nel caso solamente uno dei genitori sia lavoratore. La situazione di difficoltà di numerose famiglie che non possono certo definirsi abbienti, interessa oggi nuclei nei quali la predetta soglia di riferimento viene facilmente superata. Si rammenta inoltre che il Comune di Rovato nella primavera 2020 in pieno lockdown nazionale ha donato una ventina di tablet all’Istituto Don Milani in modo che questi dispositivi potessero essere consegnati direttamente dall’Amministrazione scolastica agli studenti più bisognosi. Restando a disposizione della scuola per sopperire ad eventuali casi famigliari di particolare difficoltà.

In altre parole: noi ci chiedevamo perché l’accesso al bando fosse regolato dal criterio del “chi prima arriva meglio alloggia” e non da criteri di effettiva necessità economica. La risposta dice “abbiamo donato 20 tablet per i più bisognosi tra i circa 2.200 studenti (Gigli escluso) che insistono sul territorio rovatese, ma il bando l’abbiamo fatto senza criteri reddituali perché quelli c’erano già nei bandi statale e regionale”.

E quindi?

Se il bando regionale/statale ha un ISEE basso vuol dire che esclude famiglie che, pur non abbienti, si trovano a superarlo. Poniamo che questo ISEE sia davvero troppo basso. Ben venga quindi che il Comune di Rovato abbia pensato a famiglie non ricche ma nemmeno “troppo povere”. Ma continuiamo a non capire perché il bando del Comune non prevede alcun criterio selettivo al fine di escludere nuclei familiari benestanti o addirittura ricchi a discapito proprio di quelle “numerose famiglie che non possono certo definirsi abbienti”.
A nostro parere la Pubblica Amministrazione non può mai rinunciare a selezionare l’erogazione delle proprie risorse, privilegiando i destinatari che ne hanno più bisogno. In questo caso abbiamo assistito a un contributo “a pioggia”, forse superfluo per alcuni e insufficiente per altri. E quando si tratta dell’accesso all’istruzione dei nostri figli questa cosa non ci piace affatto.

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